Foto di Dino Buzzati

Dino Buzzati, il narratore-giornalista

Sempre più, a partire dalla fine dell’Ottocento e fino ai nostri giorni, grandi voci del panorama letterario hanno vestito anche i panni del giornalista attraverso la stesura di reportage, inchieste o articoli di cronaca; la questione non dovrebbe effettivamente meravigliare più del dovuto se si pensa che per una larga fetta della produzione giornalistica un certo gusto per il racconto che possa avvincere il lettore appare centrale e quasi prende il sopravvento sul desiderio di informare in sé. 

Uno degli scrittori che più si è distinto in questa impresa è stato sicuramente Dino Buzzati, il celebre autore de Il deserto dei tartari, romanzo del 1940 con il quale raggiunse la notorietà internazionale; nonostante in quest’opera egli si richiami fortemente alla tradizione del racconto fantastico, modalità che poi sarà la cifra distintiva della sua produzione, Buzzati è stato anche un eccelso narratore del vero, in quanto – dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita a Milano – venne assunto presso la redazione del “Corriere della Sera”, dove lavorò per tutta la vita, sia come cronista che come inviato speciale.  

In virtù del suo impiego, dunque, Buzzati non ha mai considerato giornalismo e scrittura letteraria come cose distinte, anzi semmai le ha percepite come i due lati di una stessa medaglia: «Il giornalismo per me non è stato un secondo mestiere, ma un aspetto del mio mestiere»; insomma in lui influssi provenienti da entrambi i mondi si sono fusi in un unico calderone, che lo ha reso lo straordinario scrittore vincitore, peraltro, dello Strega nel 1958.

Il suo merito fondamentale è relativo soprattutto al forte coinvolgimento emotivo del lettore il quale, poco importa che stia leggendo un pezzo di cronaca o un racconto, proverà comunque una sensazione di totale fascinazione.

Tale strategia narrativa è, ad esempio, chiaramente riconoscibile in un suo articolo di cronaca nera relativo ad una tragedia che scosse l’intero paese: correva l’anno 1947 quando a pochi metri dalla riva di Albenga – vicino Savona – si verificò il naufragio della motobarca Annamaria che provocò la morte di decine di bambini provenienti da una colonia di accoglienza.

«Bisognava vedere […] quello schieramento di testine ceree, di manine ugualmente raccolte sul petto, di gambette esili, di piccoli piedi abbandonati in un immobile sonno. Bisognava vedere come si assomigliavano in modo allucinante le 43 faccine, non impaurite, non doloranti, bensì dolcemente attonite e, in un certo modo, rassegnate.»

Nella fattispecie l’autore narra l’evento ponendo l’accento sui risvolti psicologici e i sentimenti dei piccoli protagonisti, toccando inevitabilmente gli aspetti più crudi di questa tragica realtà, quasi sfiorando nella circostanza di un evento del tutto reale quelli che Montale, nel discorso che scrisse in occasione della morte di Buzzati, definì «i limiti del realismo». 


Next Audiolibri

Alcune foto presenti sul sito provengono, salvo dove diversamente specificato, da internet e si ritengono di libero utilizzo. Se la pubblicazione non fosse ritenuta consentita, il legittimo proprietario può contattarci scrivendo a cc@nextaudiolibri.com: l’immagine sarà rimossa oppure accompagnata dalla firma dell’autore, laddove non presente.
Anteprima esclusiva - Podcast, Audiolibri, News

Iscriviti alla nostra newsletter

Condividi questo contenuto
Partecipa alla discussione